La prevedibilità della vita

Passiamo gran parte della nostra esistenza a preoccuparci di ciò che potrebbe accadere. Temiamo le crisi, i crolli dei mercati, le recessioni, gli imprevisti, gli eventi straordinari che potrebbero cambiare il corso della nostra vita da un giorno all’altro.

Eppure, se ci fermassimo un istante a riflettere, scopriremmo qualcosa di sorprendente.

La maggior parte degli eventi che influenzeranno davvero la nostra vita non sono affatto imprevedibili.

Anzi, sono quasi scontati.

Sappiamo che invecchieremo. Sappiamo che un giorno smetteremo di lavorare. Sappiamo che il nostro corpo cambierà, che avremo bisogno di cure, che le persone che amiamo invecchieranno insieme a noi. Sappiamo che il patrimonio che costruiremo nel corso degli anni passerà, prima o poi, nelle mani di qualcun altro. Sappiamo persino che arriverà il giorno in cui dovremo lasciare tutto ciò che abbiamo accumulato.

Sono le uniche certezze che la vita ci offre.

Eppure sono anche quelle a cui dedichiamo meno attenzione.

È un paradosso curioso. Prepariamo meticolosamente il viaggio di una settimana ma non dedichiamo lo stesso tempo a organizzare i trent’anni che probabilmente vivremo dopo il pensionamento. Assicuriamo uno smartphone che utilizzeremo per pochi anni e trascuriamo di proteggere il nostro capitale umano, che rappresenta la più grande fonte di ricchezza che possediamo. Ci preoccupiamo di una crisi finanziaria che potrebbe non arrivare mai e ignoriamo il fatto che, con ogni probabilità, vivremo più a lungo dei nostri genitori.

Forse accade perché l’essere umano è programmato per reagire all’immediato. Ciò che è lontano nel tempo sembra sempre meno urgente. Eppure la vita è fatta soprattutto di conseguenze lente, non di eventi improvvisi.

Forse il motivo è che abbiamo una strana percezione del tempo.

Quando guardiamo avanti, dieci anni ci sembrano un’eternità. Quando guardiamo indietro, ci sembrano un soffio.

Quante volte ci siamo ritrovati a dire: “Mi sembra ieri”. Mi sembra ieri il primo giorno di lavoro e sono già passati dieci anni. Mi sembra ieri il giorno del matrimonio e ci ritroviamo a festeggiare vent’anni insieme. Mi sembra ieri quando tenevo in braccio mia figlia appena nata e oggi la accompagno a scuola o all’università.

Lo sentiamo raccontare anche dai nostri genitori. Persone che per tutta la vita hanno guardato ai settant’anni come a un traguardo lontanissimo e che oggi ci dicono con stupore: “Mi sembra ieri quando avevo la tua età”.

Il tempo possiede una caratteristica straordinaria e, per certi versi, spietata. Scorre lentamente mentre lo stiamo vivendo, ma velocissimo quando ci voltiamo indietro.

E forse è proprio qui che nasce uno degli errori più comuni. Pensiamo di avere ancora molto tempo per occuparci delle cose importanti. Per la pensione c’è tempo. Per proteggere la famiglia c’è tempo. Per pianificare il passaggio generazionale c’è tempo. Per iniziare a investire c’è tempo.

Poi un giorno ci guardiamo alle spalle e scopriamo che quegli anni che sembravano infiniti sono passati senza chiedere il permesso.

Il tempo, a differenza del denaro, non può essere recuperato. Possiamo guadagnare di più, risparmiare di più, investire meglio. Ma non possiamo acquistare un solo giorno di quelli che abbiamo lasciato scorrere.

Forse anche per questo la pianificazione finanziaria è, prima di tutto, una forma di rispetto verso il nostro futuro. Perché ci ricorda che il tempo passerà comunque, con o senza le nostre decisioni.

E forse è proprio qui che si nasconde uno dei più grandi equivoci sulla pianificazione finanziaria.

Molti la associano ai numeri, ai rendimenti, ai mercati, ai prodotti finanziari. In realtà, nella sua forma più autentica, la pianificazione è un atto d’amore.

Un atto d’amore verso noi stessi, perché significa prenderci cura della persona che saremo tra dieci, venti o trent’anni. Di quell’uomo o di quella donna che un giorno smetterà di lavorare, avrà esigenze diverse, sogni diversi e probabilmente meno tempo per recuperare gli errori del passato.

Ma è anche un atto d’amore verso chi ci sta accanto. Verso il coniuge, i figli, i genitori, le persone che condividono con noi il viaggio della vita. Perché ogni scelta fatta oggi può trasformarsi domani in maggiore serenità, maggiore libertà e maggiore protezione per chi amiamo.

Forse la vera essenza della pianificazione finanziaria non è costruire un patrimonio.

È costruire tranquillità.

È permettere a noi stessi e alle persone che amiamo di affrontare gli eventi prevedibili della vita con meno preoccupazioni e più possibilità di scelta.

Poi esistono gli eventi probabili. Non certi, ma sufficientemente frequenti da meritare attenzione. Una separazione, un cambio di lavoro, una malattia temporanea, la necessità di assistere un genitore anziano, l’arrivo di un’eredità, una fase economica difficile. Nessuno può sapere se accadranno, ma sappiamo che accadono ogni giorno a milioni di persone. Non prepararli perché non sono sicuri equivale a guidare senza ruota di scorta perché forse non foreremo mai.

Infine ci sono gli eventi che scegliamo. Un matrimonio. La nascita di un figlio. L’acquisto di una casa. L’avvio di un’attività professionale. Un trasferimento. Un progetto imprenditoriale. Sono eventi programmabili, desiderati, spesso sognati per anni. Eppure anche in questi casi molti affrontano il percorso emotivo prima di quello finanziario. Costruiscono il sogno e soltanto dopo si chiedono come sostenerlo.

Forse la vera funzione della pianificazione finanziaria non è prevedere il futuro.

Nessuno può farlo.

La sua funzione è molto più umile e, proprio per questo, molto più potente.

Prepararci a ciò che è ragionevole aspettarsi.

La serenità non nasce dal controllo degli eventi. Nasce dalla consapevolezza di essere pronti ad affrontarli.

Pensiamo spesso che la finanza riguardi il denaro. In realtà riguarda il tempo. Riguarda le decisioni che prendiamo oggi per proteggere la persona che saremo domani. Ogni euro risparmiato, investito o protetto rappresenta una conversazione silenziosa tra il nostro presente e il nostro futuro.

Per questo la domanda più importante non è cosa accadrà.

La domanda è un’altra.

Se molti degli eventi più importanti della nostra vita sono già davanti ai nostri occhi, perché continuiamo a comportarci come se fossero una sorpresa?

Forse la vera imprevedibilità della vita non riguarda ciò che ci accadrà.

Riguarda quanto saremo preparati quando accadrà.

E non è questione di se, è questione di quando.

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