Punto nave

“Nessun vento è favorevole per chi non sa a quale porto vuol approdare.” – Michel de Montaign

C’è un’espressione che mi ha sempre affascinato: fare il punto nave.

I marinai la utilizzavano durante le lunghe traversate per capire dove si trovassero realmente rispetto alla rotta prefissata. Non bastava avere una meta. Non bastava partire con entusiasmo. Bisognava fermarsi, osservare, correggere eventualmente la direzione e ripartire.

Perché il vento cambia. Le correnti spostano. E, a volte, siamo noi stessi ad accorgerci che la destinazione che avevamo scelto anni prima non è più quella che desideriamo raggiungere.

Forse dovremmo imparare a fare più spesso il punto nave anche nella nostra vita.

Ci sono momenti dell’anno in cui, quasi naturalmente, sentiamo il bisogno di fermarci. Capita a gennaio, davanti ai buoni propositi del nuovo anno. Capita a settembre, quando l’estate lascia spazio alla ripartenza. Ma può capitare anche in un qualsiasi martedì sera, quando, nel silenzio di casa, ci chiediamo semplicemente: “Sto andando nella direzione che desidero?”

È una domanda che riguarda tutto.

Riguarda il lavoro. Quante persone, ogni mattina, entrano in ufficio con la sensazione di essere diventate spettatrici della propria vita professionale? Non necessariamente infelici. Magari riconoscenti per ciò che hanno costruito. Ma con quella sottile inquietudine che porta a chiedersi se esista un modo diverso di esprimere il proprio talento, le proprie aspirazioni, il proprio tempo.

Riguarda la salute. Sappiamo tutti cosa dovremmo fare: mangiare meglio, muoverci di più, prenderci cura di noi stessi. Eppure rimandiamo. “Inizierò dopo l’estate.” “Aspetterò un momento più tranquillo.” “Da lunedì mi iscrivo in palestra.” Salvo poi scoprire che il momento perfetto raramente arriva da solo.

Riguarda le relazioni. Quante telefonate rimandate. Quanti chiarimenti posticipati. Quanti abbracci che diamo per scontati, dimenticandoci che il tempo è l’unica risorsa che non possiamo ricostruire.

E naturalmente riguarda anche il denaro. Perché, paradossalmente, siamo molto attenti a controllare l’andamento quotidiano dei mercati, ma molto meno inclini a verificare se i nostri investimenti siano ancora coerenti con gli obiettivi che ci siamo dati.

Gli investimenti fatti dieci anni fa rispondono ancora alle esigenze di oggi? Il livello di rischio che avevamo scelto è ancora quello giusto? I nostri obiettivi sono cambiati? Abbiamo figli che stanno crescendo, pensioni che si avvicinano, patrimoni che meritano protezione, nuovi progetti che richiedono risorse.

Eppure spesso non facciamo nulla.

Per inerzia. Per abitudine. Perché “ormai è sempre stato così”.

Esiste infatti un rischio di cui si parla poco: quello dell’immobilità.

Pensiamo che non decidere sia la scelta più prudente. In realtà, molto spesso, è semplicemente una decisione presa passivamente.

Non iscriversi in palestra è una scelta. Non candidarsi a quel colloquio è una scelta. Non affrontare quella conversazione importante è una scelta. Non rivedere il proprio patrimonio per anni è una scelta.

E non sempre è la scelta migliore.

Attenzione: questo non significa cambiare continuamente direzione.

Una nave non modifica la rotta ad ogni onda. Allo stesso modo, un investitore non dovrebbe stravolgere il proprio portafoglio ad ogni titolo di giornale o ad ogni oscillazione dei mercati.

Significa però avere il coraggio di fermarsi ogni tanto e chiedersi se la rotta sia ancora quella giusta. Magari confrontandosi con chi può offrire uno sguardo diverso.

Perché chiedere un secondo parere non è un tradimento. È un atto di responsabilità.

Un bravo medico non si offende se il paziente desidera un ulteriore confronto. Un professionista serio sa che mettere in discussione le proprie convinzioni è spesso il modo migliore per rafforzarle o, se necessario, correggerle.

Lo stesso vale per il denaro.

Fare il punto nave non significa rinnegare le scelte del passato. Significa rispettarle abbastanza da verificarne ancora la validità.

La vita cambia. Cambiano le persone. Cambiano le priorità. Cambiano i mercati.

Cambiare idea, quando serve, non è un segno di incoerenza. È un segno di maturità.

Forse il vero errore non è aver sbagliato rotta, ma è accorgersi di essere fuori rotta e continuare a navigare come se nulla fosse.

Ogni tanto fermarsi non è tempo perso, è il modo migliore per dare una direzione al tempo che ci resta.

Non sempre abbiamo bisogno di rivoluzionare la nostra vita.

A volte basta una piccola correzione di pochi gradi per ritrovarsi, anni dopo, esattamente nel porto in cui desideravamo arrivare.

 

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