C’è una sensazione che accomuna quasi tutti gli investitori. Non ha a che fare con le perdite e non nasce quando il mercato scende. Nasce quando il mercato sale. Apriamo il telefono e leggiamo che un titolo ha guadagnato il 30%, un altro il 70%, un altro ancora ha raddoppiato il proprio valore in pochi mesi. I social ne parlano, i giornali dedicano pagine intere al fenomeno, gli amici raccontano quanto hanno guadagnato.
Ed ecco che compare una domanda tanto semplice quanto pericolosa: “E se stessi perdendo l’occasione della vita?” È qui che nasce la FOMO, Fear Of Missing Out: la paura di rimanere esclusi.
Non è un concetto finanziario, ma un meccanismo profondamente umano.
Per migliaia di anni l’essere umano ha aumentato le proprie probabilità di sopravvivenza seguendo il gruppo. Se tutti correvano nella stessa direzione, probabilmente c’era un motivo. Oggi quel meccanismo è rimasto dentro di noi, ma i mercati finanziari non premiano sempre chi segue la folla. Anzi, spesso fanno esattamente il contrario.
Quando un investimento diventa argomento di conversazione ovunque, quando sembra impossibile perdere e ogni notizia conferma che il prezzo continuerà a salire, molto probabilmente una parte dell’ottimismo è già incorporata nelle quotazioni. Questo non significa che quell’azienda sia destinata a fallire.
Significa semplicemente che un’ottima azienda non coincide sempre con un ottimo investimento. Un’impresa può continuare a crescere per anni e, allo stesso tempo, offrire rendimenti deludenti a chi l’ha acquistata a prezzi eccessivamente elevati. La differenza la fa il prezzo pagato. Ed è proprio nei momenti di entusiasmo collettivo che il prezzo smette di essere il protagonista: tutta l’attenzione si concentra su ciò che si potrebbe guadagnare.
La FOMO, però, non arriva mai da sola. Si presenta accompagnata da altri compagni di viaggio: l’effetto gregge, che ci convince che se tutti stanno comprando allora sia la scelta giusta; il bias di conferma, che ci porta a cercare soltanto le notizie favorevoli alla decisione che abbiamo già preso; l’euristica della disponibilità, che ci fa credere che ciò di cui tutti parlano sia anche ciò che abbia maggiori probabilità di continuare a funzionare; e infine l’eccesso di fiducia, che ci convince di riuscire a entrare prima degli altri e uscire un attimo prima che il mercato cambi direzione.
La storia, però, racconta qualcosa di diverso. Ogni grande moda finanziaria è stata accompagnata dalla convinzione che “questa volta sia diverso”. Le società Internet alla fine degli anni Novanta, le criptovalute nel 2021, le SPAC, l’intelligenza artificiale oggi. Attenzione: questo non significa che queste innovazioni non abbiano valore. Al contrario, molte stanno cambiando davvero il mondo. Il punto è un altro: le rivoluzioni possono essere reali, i prezzi possono comunque diventare irrazionali.
Per questo investire non significa rincorrere ciò che è salito di più.
Significa costruire un percorso coerente con i propri obiettivi, con il proprio orizzonte temporale e con il rischio che si è davvero disposti a sopportare. A volte la scelta migliore è investire. Altre volte la scelta migliore è aspettare. E aspettare non significa perdere tempo, ma avere la pazienza di non trasformare l’entusiasmo in una decisione.
Nella mia esperienza ho imparato che i migliori investitori non sono quelli che riescono a partecipare a ogni rialzo. Sono quelli che riescono a evitare gli errori più costosi.
Il patrimonio si costruisce molto più spesso con la disciplina che con i colpi di fortuna.
La prossima volta che sentirai dire che “stavolta è diverso” oppure che “chi non compra oggi se ne pentirà”, prova a fermarti un momento. Domandati se stai investendo perché hai un piano oppure perché hai paura che qualcun altro stia diventando ricco senza di te.
Molto spesso, la differenza tra investire e rincorrere è tutta in quella risposta.


