Il milionario che puliva i pavimenti

Quando si pensa a un milionario vengono subito in mente imprenditori di successo, manager, grandi investitori o fondatori di aziende tecnologiche. Difficilmente immagineremmo un meccanico, un benzinaio o un addetto alle pulizie. Eppure una delle storie più straordinarie della finanza personale ha proprio questo protagonista.

Si chiamava Ronald James Read.

Non ha fondato aziende, non ha inventato brevetti, non ha vinto alla lotteria, non ha ereditato patrimoni e non è diventato famoso per aver previsto una crisi finanziaria. Ha semplicemente fatto una cosa per oltre sessant’anni: ha risparmiato, investito e aspettato.

È una storia che merita di essere raccontata perché dimostra come, molto spesso, la ricchezza non sia il risultato di un colpo di genio, ma della ripetizione costante di comportamenti corretti.

Ronald Read nacque il 23 ottobre 1921 nel Vermont, negli Stati Uniti, da una famiglia di agricoltori dalle possibilità economiche molto modeste. Fu il primo della sua famiglia a diplomarsi alle scuole superiori, percorrendo ogni giorno diversi chilometri per raggiungere la scuola. Durante la Seconda Guerra Mondiale prestò servizio nell’esercito americano come poliziotto militare in Italia.

Terminata la guerra tornò nel Vermont, dove lavorò per circa venticinque anni come meccanico e benzinaio, per poi trascorrere altri diciassette anni come addetto alle pulizie presso un grande magazzino JCPenney. Uno stipendio assolutamente normale. Niente bonus milionari, niente stock option, niente carriera da dirigente.

Eppure, quando morì nel 2014 all’età di 92 anni, lasciò un patrimonio di circa 8 milioni di dollari.

La notizia fece rapidamente il giro del mondo. Chi lo conosceva rimase incredulo. Guidava automobili usate, indossava vestiti consumati, abitava nella stessa modesta casa acquistata molti anni prima, riparava personalmente gli oggetti invece di sostituirli e non ostentava alcuna forma di ricchezza. Nessuno avrebbe immaginato che quell’uomo apparentemente così ordinario fosse diventato milionario.

La domanda, naturalmente, è una sola: come ci è riuscito?

La risposta è sorprendentemente semplice.

Il primo segreto di Ronald Read non riguardava gli investimenti, ma il suo stile di vita. Non era semplicemente parsimonioso: era estremamente disciplinato. Ogni dollaro che non spendeva diventava un dollaro disponibile per costruire il suo patrimonio. Viviamo in una società che spesso ci porta a spendere di più ogni volta che il reddito aumenta. Ronald fece esattamente il contrario. Il suo tenore di vita rimase sostanzialmente invariato per decenni ed è proprio questa differenza che gli permise di accumulare capitale da investire.

Molti pensano che la ricchezza derivi da un investimento straordinario. Nel suo caso non fu così. Ronald iniziò a investire molto giovane e continuò praticamente fino alla fine della propria vita, anno dopo anno, decennio dopo decennio, senza interrompere mai il processo. La sua ricchezza non nacque da un’operazione brillante, ma dalla continuità.

Anche la composizione del suo portafoglio racconta molto del suo modo di investire. Prediligeva aziende semplici da comprendere, redditizie e con una lunga storia di distribuzione dei dividendi. Tra le società presenti nel suo patrimonio figuravano colossi come Johnson & Johnson, Procter & Gamble, JPMorgan Chase, CVS Health, PepsiCo, General Electric e Dow Chemical. Non cercava la prossima azienda destinata a moltiplicarsi per cento. Preferiva imprese che conosceva, capaci di produrre utili in modo costante e di remunerare gli azionisti attraverso dividendi regolari. Una filosofia che ricorda molto quella di Warren Buffett.

Uno degli aspetti meno raccontati della sua storia riguarda il reinvestimento dei dividendi. Ogni dividendo ricevuto non veniva speso, ma reinvestito acquistando nuove azioni. Questo significa che negli anni successivi avrebbe ricevuto dividendi ancora maggiori, che a loro volta sarebbero stati reinvestiti. È il meccanismo dell’interesse composto, che Albert Einstein avrebbe definito, secondo una celebre attribuzione, “l’ottava meraviglia del mondo”. All’inizio sembra quasi impercettibile, poi accelera e infine diventa travolgente.

Forse il comportamento più straordinario di Ronald Read fu proprio questo: non vendeva. Non cercava di prevedere le recessioni, non rincorreva i titoli del momento, non faceva trading e non modificava continuamente il portafoglio. Lasciava semplicemente che il tempo lavorasse al posto suo. Un comportamento apparentemente banale ma incredibilmente difficile da mantenere quando i mercati attraversano crisi profonde.

Molti immaginano che per costruire una simile ricchezza siano necessari rendimenti fuori dal comune. In realtà non è così. Le analisi successive stimano che il suo portafoglio abbia ottenuto un rendimento sostanzialmente in linea con quello del mercato azionario americano di lungo periodo, circa il 9-10% annuo nominale, grazie anche al reinvestimento dei dividendi. Il vero vantaggio competitivo non fu il rendimento, ma il tempo.

Ed è proprio qui che emerge una delle lezioni più importanti della finanza personale. Immaginiamo due investitori. Entrambi investono 500 euro al mese e ottengono un rendimento medio del 9% annuo. Il primo inizia oggi e continua per 45 anni: il capitale finale supera i 3 milioni di euro. Il secondo aspetta soltanto dieci anni prima di iniziare e investe quindi per 35 anni: il patrimonio finale scende a circa 1,3 milioni di euro. Il rendimento è identico, il versamento mensile è identico. L’unica differenza è il tempo. Ed è proprio il tempo il vero motore della ricchezza.

Nel libro The Psychology of Money, Morgan Housel utilizza proprio Ronald Read per spiegare una delle idee più potenti della finanza comportamentale: la ricchezza dipende molto più dal comportamento che dall’intelligenza. Esistono persone estremamente brillanti che prendono decisioni impulsive ed esistono persone normalissime che, grazie alla disciplina, costruiscono patrimoni enormi. Ronald apparteneva alla seconda categoria. Non cercava scorciatoie. Seguiva semplicemente un metodo, anno dopo anno.

C’è un passaggio che si collega perfettamente alla storia di Ronald Read. Warren Buffett, probabilmente il più grande investitore della storia, ha dichiarato pubblicamente che dopo la sua morte ha chiesto che il patrimonio destinato alla moglie venga investito in modo estremamente semplice: il 90% in un fondo indicizzato sull’S&P 500 e il restante 10% in titoli di Stato americani a breve termine.

È una scelta che può sorprendere. L’uomo che ha costruito la propria fortuna selezionando aziende una a una suggerisce alla persona che ama di non cercare di battere il mercato, ma semplicemente di partecipare alla crescita dell’economia americana attraverso un investimento ampiamente diversificato, a costi contenuti e mantenuto nel tempo.

Il messaggio è straordinariamente coerente con la storia di Ronald Read. Due uomini molto diversi. Uno tra gli investitori più ricchi della storia. L’altro un semplice addetto alle pulizie. Eppure entrambi arrivano alla stessa conclusione: la ricchezza non nasce dal cercare continuamente l’investimento perfetto, ma dal lasciare che il tempo lavori su investimenti di qualità.

La storia di Ronald James Read smonta uno dei più grandi miti della finanza. Non bisogna necessariamente guadagnare cifre straordinarie per costruire un patrimonio importante. Bisogna imparare a fare quattro cose con costanza: spendere meno di quanto si guadagna, investire con regolarità, scegliere strumenti di qualità e avere la pazienza di aspettare.

In un’epoca in cui siamo continuamente bombardati da promesse di guadagni facili, strategie miracolose e investimenti “imperdibili”, la vita di Ronald Read ci ricorda che la ricchezza è raramente il risultato di una decisione eccezionale. È quasi sempre il risultato di migliaia di decisioni ordinarie prese con straordinaria coerenza.

Proprio questa è la parte più bella della sua storia, perché significa che non dobbiamo essere geni della finanza per costruire un futuro migliore. Dobbiamo semplicemente avere la disciplina di fare le cose giuste abbastanza a lungo da permettere all’interesse composto di fare ciò che sa fare meglio.

Lavorare in silenzio.

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