Liquidità familiare

“Posso fare un bonifico di 50.000 euro a mio figlio?”

“Esiste una cifra oltre la quale scattano automaticamente i controlli?”

“Che causale devo scrivere?”

Sono domande che mi vengono rivolte molto spesso.

E, quasi sempre, partono da un presupposto sbagliato.

Molte persone sono convinte che esista una soglia oltre la quale un bonifico diventi automaticamente sospetto agli occhi del Fisco. In realtà, non esiste un limite di importo oltre il quale un bonifico tra privati sia vietato o faccia scattare automaticamente un accertamento.

Questo non significa che tutto sia consentito senza alcuna attenzione.

Significa semplicemente che il punto non è quanto denaro si trasferisce, ma perché lo si trasferisce, se l’operazione è coerente con la situazione economica delle parti coinvolte e se, qualora fosse necessario, è possibile dimostrarne l’origine e la finalità.

È una differenza sostanziale.

Ogni giorno milioni di euro vengono trasferiti tra familiari e amici per le ragioni più diverse: un aiuto economico ai figli, un anticipo per l’acquisto della prima casa, il sostegno agli studi dei nipoti, la restituzione di un prestito, una donazione, la divisione di un’eredità o semplicemente il rimborso di una spesa sostenuta da un’altra persona.

Sono tutte operazioni assolutamente normali.

Ciò che interessa realmente all’Amministrazione finanziaria non è il semplice movimento di denaro, ma la sua coerenza.

Un bonifico deve essere compatibile con il patrimonio, con il reddito e con la storia finanziaria di chi lo dispone. Se una persona dichiara redditi modesti e movimenta somme molto elevate senza una spiegazione plausibile, è naturale che possano sorgere richieste di chiarimento. Lo stesso vale per chi riceve denaro senza riuscire a dimostrarne la provenienza o il motivo.

Per questo motivo uno degli aspetti più sottovalutati è la causale del bonifico.

Non è un semplice campo da compilare in fretta.

È la prima spiegazione che accompagna quel trasferimento di denaro.

Scrivere “Regalo compleanno”, “Donazione ai sensi dell’art. 783 c.c.”, “Contributo acquisto prima casa”, “Prestito infruttifero”, “Restituzione prestito del…” oppure “Rimborso spese anticipate” permette di attribuire immediatamente un significato all’operazione.

Naturalmente la causale, da sola, non trasforma un’operazione in qualcosa di legittimo. Deve sempre corrispondere alla realtà dei fatti. Ma una causale chiara può evitare molti equivoci e, soprattutto, ricostruire facilmente la storia di quel movimento anche a distanza di anni.

Un altro tema che genera molta confusione riguarda le donazioni.

Nel nostro ordinamento le donazioni tra genitori e figli, tra coniugi o tra altri familiari sono perfettamente lecite e, entro determinate franchigie previste dalla legge, possono anche non scontare alcuna imposta di donazione. Tuttavia il profilo fiscale è solo uno degli aspetti da considerare.

Esiste infatti anche un profilo civilistico.

Le cosiddette donazioni di modico valore, cioè proporzionate alle condizioni economiche di chi dona, possono essere effettuate semplicemente mediante la consegna del denaro o un bonifico.

Quando invece la donazione assume un valore rilevante rispetto al patrimonio del donante, la normativa civile prevede, in linea generale, la forma dell’atto pubblico notarile, salvo i casi particolari riconosciuti dalla giurisprudenza, come alcune donazioni indirette (ad esempio il pagamento diretto del prezzo di un immobile acquistato dal figlio). È quindi opportuno valutare ogni situazione concreta con il supporto del proprio notaio o professionista di fiducia.

Anche il tentativo di “spezzettare” un trasferimento in tanti bonifici di importo inferiore rappresenta un errore che andrebbe evitato.

Qualcuno pensa che suddividere un pagamento in più operazioni renda il movimento meno visibile.

In realtà può produrre l’effetto opposto.

Se il frazionamento è artificioso e finalizzato esclusivamente a nascondere un’unica operazione, potrebbe essere interpretato come un comportamento poco trasparente. La trasparenza, nella gestione del patrimonio, è sempre la scelta migliore.

Un altro aspetto spesso trascurato riguarda la documentazione.

Quando si trasferiscono somme importanti, è buona prassi conservare tutta la documentazione utile: eventuali scritture private in caso di prestiti infruttiferi, accordi tra le parti, documenti che giustificano la donazione, atti notarili quando richiesti e qualsiasi elemento che possa spiegare, anche a distanza di tempo, la natura dell’operazione.

Non perché si debba vivere con il timore di un controllo.

Ma perché la memoria delle persone svanisce molto più velocemente dei movimenti bancari.

Da consulente patrimoniale mi capita spesso di vedere famiglie concentrarsi esclusivamente su come investire il proprio patrimonio.

È giusto.

Ma la pianificazione patrimoniale è molto più ampia.

Comprende anche il modo in cui la ricchezza viene trasferita tra le generazioni, come vengono regolati gli aiuti economici ai figli, come vengono gestiti i prestiti tra familiari, come si documentano le donazioni e come si prevengono possibili contestazioni future, non solo da parte dell’Amministrazione finanziaria, ma anche tra gli stessi eredi.

Un bonifico è molto più di un semplice movimento di denaro.

È il trasferimento di un pezzo di patrimonio.

E ogni trasferimento di patrimonio dovrebbe essere accompagnato dalla stessa attenzione con cui si sceglie un investimento.

Alla fine, la domanda più corretta non è: “Quanto posso bonificare senza avere problemi?”

La vera domanda è un’altra. “Se tra dieci anni qualcuno mi chiedesse di spiegare questo bonifico, sarei in grado di farlo con documenti, coerenza e tranquillità?”

Se la risposta è sì, allora probabilmente non hai semplicemente eseguito un bonifico.

Hai gestito il tuo patrimonio con consapevolezza.

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