Quando l’arte incontra la scienza

La scomparsa di Giorgio Armani non ha lasciato solo un vuoto nel mondo della moda, ma ha acceso un dibattito che va oltre lo stile e il design, quello sulla pianificazione successoria. Nei giorni successivi alla sua morte, la pubblicazione dei testamenti ha rivelato un disegno preciso e complesso: la cessione graduale di quote della società, la possibilità di aprire il capitale a colossi come LVMH o L’Oréal, l’opzione di una quotazione in Borsa e, soprattutto, il ruolo centrale attribuito alla Fondazione Giorgio Armani, chiamata a custodire il DNA creativo e a esercitare diritti di voto determinanti. Un’operazione che unisce visione strategica e strumenti giuridici, l’arte di immaginare il futuro e la scienza di tradurlo in norme e governance.

Il caso Armani, per dimensioni e intrecci, è straordinario. Ma i principi che mette in luce riguardano da vicino tutti, dalle famiglie con patrimoni più semplici alle imprese familiari che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo. In Italia il tema della successione è spesso rimandato, quasi un tabù culturale. Eppure i numeri raccontano un’altra storia.

Nel 2024 le donazioni in vita hanno superato le 217.000 unità, con un incremento del 6,8% rispetto all’anno precedente, segno che molte famiglie preferiscono anticipare i passaggi piuttosto che lasciare agli eredi il compito di affrontare cavilli e imposte.

Dal punto di vista fiscale, il nostro Paese applica regole relativamente leggere. Coniuge e figli beneficiano di una franchigia di un milione di euro ciascuno e di un’aliquota del 4% oltre tale soglia. In Germania, per fare un paragone, la franchigia è simile ma le aliquote possono arrivare al 30%, mentre in Francia l’imposta di successione può toccare il 45% sui patrimoni più consistenti. Un divario che spesso porta a definire la tassa italiana come “mite” o “di facciata”. Ma sarebbe un errore considerarla irrilevante. Perché accanto all’imposta principale, sugli immobili pesano le imposte ipotecarie e catastali (2% e 1% del valore catastale, salvo agevolazioni per la prima casa), e dal 2025 è entrata in vigore l’autoliquidazione da parte degli eredi, che devono calcolare e versare le somme dovute direttamente nella dichiarazione di successione. Un passaggio che aumenta la complessità tecnica e il rischio di errori.

E poi ci sono le regole del diritto successorio, le cosiddette quote di legittima, che tutelano coniuge e figli e possono rendere inefficaci disposizioni testamentarie troppo “creative”. È qui che si giocano le vere insidie, testamenti redatti senza attenzione, donazioni fatte senza calcolare le ricadute sulle legittime, beneficiari di polizze vita indicati in modo generico. Dettagli che, una volta aperta la successione, possono trasformarsi in anni di contenziosi e conflitti familiari.

Gli strumenti per pianificare non mancano. Le polizze vita consentono di trasferire capitali in modo rapido e fuori dall’imposta. I patti di famiglia, se ben costruiti, permettono di garantire continuità alle imprese evitando la paralisi di una co-gestione tra più eredi. Le donazioni consentono di “spalmare” nel tempo i passaggi, sfruttando più volte le franchigie. Nei casi più articolati, holding, fondazioni e trust diventano architetture indispensabili per separare il controllo dalla proprietà e garantire stabilità a lungo termine.

Ed è proprio qui che emerge l’importanza di affidarsi a professionisti e a strutture solide, capaci di integrare competenze legali, fiscali e finanziarie. Una pianificazione successoria efficace non si improvvisa: richiede conoscenza della normativa, visione patrimoniale complessiva, capacità di costruire strategie che uniscano l’ottimizzazione fiscale alla tutela degli equilibri familiari. Avere alle spalle un team di esperti – dal consulente finanziario al fiscalista, dal notaio al legale – significa trasformare un tema spesso fonte di incertezze in un percorso chiaro e sostenibile, capace di garantire serenità agli eredi e continuità ai progetti costruiti in una vita di lavoro.

Gli osservatori ricordano che la partita non è solo fiscale. Una ricerca dell’Osservatorio AUB sulle imprese familiari ha mostrato che le aziende che affrontano per tempo il passaggio generazionale ottengono performance migliori in termini di crescita e redditività rispetto a quelle che lo subiscono. Il Censis, dal canto suo, segnala come l’invecchiamento demografico renda sempre più urgente affrontare il tema, perchè i passaggi non pianificati rischiano di mettere a repentaglio non solo patrimoni privati, ma interi pezzi del tessuto economico nazionale.

Il caso Armani, con la sua miscela di rigore tecnico e visione strategica, è quindi un monito. Pianificare non significa pensare alla morte, ma alla vita che continua, quella delle imprese, dei patrimoni, dei progetti familiari. Significa evitare che gli eredi si ritrovino schiacciati da burocrazia, cavilli e imposte non previste. E, soprattutto, vuol dire trasformare il frutto di una vita di lavoro in un’eredità ordinata, equa e sostenibile. L’arte della successione sta tutta qui: nel saper disegnare oggi ciò che continuerà domani.

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