La semplicità del mercato

“Compra azioni come se il mercato dovesse chiudere domani e non riaprire per cinque anni.” (Warren Buffett)

 

Nella sua ultima lettera agli azionisti, Warren Buffett ha ribadito una convinzione che lo accompagna da sempre, la fiducia nel mercato azionario e, in particolare, nella capacità dell’economia americana di creare valore nel tempo. Nonostante crisi, recessioni e fasi di forte incertezza, Buffett continua a ricordare come la parte più rilevante del patrimonio di Berkshire Hathaway resti investita in azioni, perché è nelle imprese produttive che, nel lungo periodo, si costruisce ricchezza.

È una visione maturata in decenni di osservazione dei mercati, che lo ha portato a sostenere più volte come, per molti investitori, la scelta migliore non sia cercare la strategia perfetta, ma adottarne una semplice, coerente e sostenibile nel tempo. Ed è proprio da questa filosofia che nasce uno dei suoi consigli più noti: la regola del 90/10.

Quando si parla di Warren Buffett si pensa subito a strategie complesse, operazioni miliardarie e intuizioni fuori dal comune. Eppure uno dei consigli più famosi che ha lasciato agli investitori è di una semplicità quasi disarmante. Un principio che non nasce per i grandi patrimoni, ma per l’investitore medio, quello che ogni giorno deve decidere come far crescere i propri risparmi senza trasformarsi in un professionista della finanza.

L’idea è lineare: destinare il 90% del patrimonio a un investimento azionario ampio e diversificato, tipicamente un fondo indicizzato che replica l’S&P 500, e mantenere il restante 10% in strumenti obbligazionari a breve termine, come titoli di Stato liquidi e prudenti. Buffett ne parlò apertamente anni fa, arrivando a dire che questa sarebbe stata la strategia prevista per il patrimonio della moglie. Un messaggio forte, perché arriva da chi avrebbe potuto scegliere qualsiasi soluzione sofisticata.

Per capire il senso di questa scelta bisogna partire dal presupposto che investire significa partecipare alla crescita dell’economia. L’S&P 500, che raccoglie circa 500 tra le più grandi aziende americane, rappresenta bene questa dinamica. Parliamo di imprese leader globali nei rispettivi settori, dalla tecnologia alla sanità, dai consumi all’industria, realtà che nel tempo hanno beneficiato dello sviluppo economico, dell’innovazione e dell’aumento della produttività. I dati storici di lunghissimo periodo mostrano rendimenti medi annui intorno al 9–10%, pur con oscillazioni anche violente lungo il percorso. Ed è proprio qui che entra in gioco il restante 10%.

Quella quota obbligazionaria non serve a fare performance, ma a rendere sostenibile l’investimento. Ha una funzione di stabilizzazione, riduce la volatilità complessiva del portafoglio e crea una riserva da utilizzare nei momenti più difficili. Nei ribassi di mercato, sapere di avere una parte più prudente consente di evitare decisioni impulsive e, anzi, permette ribilanciamenti intelligenti: vendere ciò che è salito o ha tenuto meglio per comprare azioni a prezzi più bassi.

La semplicità operativa diventa così un vantaggio competitivo, non un limite.

Naturalmente questo non significa che la regola del 90/10 sia adatta a chiunque e in ogni fase della vita. Un portafoglio con una componente azionaria così elevata richiede tempo e, soprattutto, tenuta emotiva. Le fasi di ribasso fanno parte del gioco e in alcuni momenti storici hanno portato a perdite temporanee anche molto significative. Chi è vicino alla pensione o prevede di utilizzare il capitale nel breve periodo potrebbe non avere il tempo necessario per recuperare eventuali discese dei mercati. Ed è qui che la pianificazione finanziaria torna centrale, la strategia giusta non è quella migliore in assoluto, ma quella sostenibile per la persona che la deve vivere.

Rispetto ai portafogli più bilanciati, come i classici 60/40, il 90/10 sposta decisamente l’ago della bilancia verso la crescita. Accetta oscillazioni più ampie in cambio di un rendimento atteso superiore nel lungo periodo. È una scelta che richiede consapevolezza, ma che nel tempo ha dimostrato una sua solidità proprio grazie alla combinazione tra esposizione azionaria ampia e una piccola ancora difensiva.

La vera lezione che Buffett lascia con questa regola non riguarda le percentuali, ma il metodo. Ridurre le decisioni, contenere i costi, restare investiti, evitare di farsi travolgere dalle emozioni. In un mondo finanziario che spesso premia la complessità e la continua operatività, il suo messaggio va in direzione opposta: la semplicità, se ben costruita, può essere straordinariamente efficace.

Questa regola ci insegna come partecipare alla crescita dei mercati con disciplina, accettando la volatilità come prezzo da pagare per il rendimento. Ed è proprio questa consapevolezza che trasforma una strategia elementare in una filosofia d’investimento duratura.

 

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