“Il più grande spreco al mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.” – Ben Herbster
Viviamo in un’epoca in cui le persone vivono più a lungo, restano attive più a lungo, e continuano a prendere decisioni importanti anche in età molto avanzata. È una conquista straordinaria, non c’è dubbio. Ma porta con sé una conseguenza meno evidente, spesso trascurata, ma che riguarda milioni di famiglie ovvero il passaggio di ricchezza da una generazione all’altra è sempre più posticipato. E quando finalmente avviene, è spesso troppo tardi per farne davvero qualcosa di utile.
È qui che entra in gioco il cosiddetto “Prince Charles Paradox”, il paradosso del Principe Carlo. Per anni Carlo d’Inghilterra è stato il futuro re. Era lì, in attesa. Il trono era promesso, ma intoccabile. E così, mentre aspettava, vedeva passare decenni senza poter realmente incidere. Quando finalmente è diventato re, molto di ciò che avrebbe potuto fare… era ormai fuori tempo massimo.
A rendere ancora più emblematica questa attesa è stata la figura della madre, Elisabetta II, la sovrana più longeva della storia britannica. Ha regnato per oltre settant’anni, attraversando guerre, crisi economiche, rivoluzioni culturali e cambiamenti epocali. La sua presenza è stata così forte, così duratura, che quasi ha sospeso il tempo per chi sarebbe dovuto venire dopo. Carlo ha atteso più a lungo di quanto chiunque avrebbe immaginato. E quando, dopo la scomparsa della madre nel 2022, è finalmente salito al trono, aveva già superato i settant’anni.
Per molti osservatori, quell’attesa così prolungata sembrava aver logorato anche le ambizioni. Tanto che, in più di un’occasione, si è ipotizzato che Carlo potesse addirittura abdicare in favore del figlio William, rinunciando ad un trono ricevuto troppo tardi. Un’ipotesi mai confermata, ma che dice molto. Poi è arrivata la notizia della malattia. Il re ha reso pubblica la sua diagnosi oncologica, e di nuovo il tempo ha fatto irruzione nella scena. Il tempo che sembrava infinito si è ristretto. E quel lungo periodo di attesa si è improvvisamente accorciato, lasciando un sapore amaro, quello delle occasioni mancate, dei ruoli ricoperti troppo tardi, della responsabilità arrivata quando forse non era più il momento giusto.
Questo paradosso, apparentemente lontano, è in realtà vicinissimo a noi. Lo vedo ogni giorno parlando con persone che si trovano proprio in quella fase della vita. Hanno tra i cinquanta e i sessantacinque anni, hanno lavorato duramente, hanno figli, magari anche nipoti, ma si trovano ancora a dover aspettare. Aspettare che si sblocchi un’eredità, aspettare che venga trasferito un immobile, aspettare che si liberi una parte di patrimonio che oggi potrebbe essere davvero utile. Per aiutare un figlio a comprare casa. Per sostenere una scelta di vita. Per vivere con maggiore serenità la propria maturità.
La ricchezza c’è, ma è ferma. È nelle mani della generazione precedente, che giustamente desidera sicurezza e autonomia, ma che spesso non si accorge che quella stessa sicurezza rischia di trasformarsi in immobilismo. E intanto, la vita passa, le opportunità si assottigliano e il tempo, che è la risorsa più preziosa di tutte, si consuma.
In Italia, questo fenomeno ha dimensioni enormi. I dati più recenti dicono che più della metà della ricchezza netta è ancora concentrata nelle mani di chi ha superato i settant’anni. E nel frattempo, le nuove generazioni faticano ad accedere a risorse che potrebbero fare la differenza. Non si tratta solo di numeri ma di futuro. Di possibilità non colte. Di scelte rinviate a tempo indeterminato.
Come consulente finanziario, sento che il nostro compito oggi è anche questo: accompagnare le famiglie nel superare questo paradosso. Aiutarle a parlare, a guardare avanti, a capire che non è solo una questione di “quanto” si lascia, ma di quando. Perché lasciare qualcosa quando ormai non serve più… non è sempre un atto d’amore. A volte, è solo un’occasione persa.
Ci sono strumenti, strategie, percorsi che possono aiutare a trasferire ricchezza in modo graduale, intelligente, sicuro. Ci sono soluzioni che permettono di proteggere chi ha costruito quel patrimonio, ma allo stesso tempo di metterlo in circolo prima che sia troppo tardi. Ma tutto parte dalla scelta di non aspettare il momento perfetto, ma iniziare a costruirlo.
Viviamo in un Paese in cui si è sempre rimandato il tema dell’eredità, della successione, del passaggio. Ma oggi più che mai è il momento di affrontarlo, con lucidità, con visione, e anche con un pizzico di coraggio.
Perché la vera ricchezza non è solo quella che si possiede, ma quella che si trasmette – nel momento in cui può ancora generare valore.
E allora forse dovremmo chiederci tutti, in modo molto semplice: sto aspettando troppo? Sto lasciando passare il mio tempo buono?
Se anche solo una di queste domande ti ha toccato, forse è il momento di parlarne. Di costruire un percorso, su misura. Di prendere in mano il futuro, prima che sia il passato a decidere per noi.


