“Il denaro ha la capacità di mostrare chi siamo, amplificandolo.” – Ken Honda
Quando si parla di denaro, troppo spesso lo si riduce a un insieme di numeri, conti e strategie. Si parla di rendimento, rischio, diversificazione, orizzonte temporale. Ma raramente ci si ferma a riflettere sul tipo di energia che accompagna il nostro rapporto con i soldi. Non l’energia dei mercati, ma quella che ognuno di noi mette nel proprio modo di guadagnare, spendere, risparmiare o investire. Eppure, è proprio da lì che parte tutto.
Ken Honda, autore giapponese da milioni di copie vendute e punto di riferimento mondiale per chi vuole costruire un nuovo rapporto con il denaro, ha scritto un libro che ha fatto il giro del mondo: Happy Money – The Japanese Art of Making Peace with Your Money. In Italia è arrivato come Il metodo giapponese per vivere felici il rapporto con il denaro. Ma al di là del titolo, è il contenuto che sorprende. Honda distingue tra “denaro felice” e “denaro infelice”, concetto semplice ma molto forte.
Il denaro felice è quello che arriva nelle nostre vite con un senso di gratitudine, e che se ne va con lo stesso spirito. È lo stipendio frutto di un lavoro che amiamo, è un regalo fatto col cuore, è un investimento fatto con consapevolezza. Il denaro infelice invece è quello che circola con ansia, senso di colpa, paura. Sono le spese fatte di fretta, i soldi guadagnati soffrendo, le scelte fatte più per dovere che per convinzione.
Non è solo una questione psicologica o filosofica, è qualcosa che ha effetti concreti sul nostro benessere e sulla qualità delle nostre decisioni finanziarie. Un risparmiatore che vive con la costante paura di perdere ciò che ha, tenderà a chiudersi, a rinviare, a non agire. Un investitore guidato dalla rabbia o dall’avidità rischia di prendere decisioni impulsive, fuori equilibrio. E viceversa, chi vive un rapporto sereno col denaro, chi lo considera uno strumento e non un fine, sarà più lucido, più costante, più libero.
Secondo Honda, non basta sviluppare le competenze tecniche, il cosiddetto “Money IQ”. Serve anche coltivare il “Money EQ”, cioè l’intelligenza emotiva nel rapporto col denaro. In altre parole, imparare a osservare che tipo di emozioni accompagna il nostro modo di gestire i soldi. E non è un esercizio banale. Perché spesso ci portiamo dentro modelli, paure, insicurezze che condizionano ogni nostra scelta.
L’autore propone un gesto semplice ma profondo: dire “grazie” ogni volta che riceviamo o spendiamo denaro. Una parola sola, detta mentalmente o ad alta voce, per riconoscere che ogni movimento del denaro è parte di un flusso più grande. In giapponese si dice “Arigato Money”, ed è un modo per allenarsi a vivere il denaro con rispetto, senza paura. Perché non è solo ciò che abbiamo a determinare la nostra serenità, ma il modo in cui lo viviamo.
Nel mio lavoro quotidiano, vedo spesso come questo tema emerga, anche senza nominarlo. Ci sono clienti con grandi patrimoni che vivono con l’ansia di perderli. E ci sono persone con mezzi più modesti che affrontano ogni scelta con lucidità e serenità. La differenza, spesso, sta proprio in questo, nel rapporto profondo che si ha con i soldi. Che tipo di emozioni lo guidano, che tipo di pensieri lo sostengono.
Riconoscere l’esistenza del denaro felice e di quello infelice non significa negare la realtà. I mercati restano imprevedibili, le difficoltà economiche esistono, i problemi si affrontano. Ma cambia l’approccio. Cambia il modo di guardare alle proprie risorse. Cambia il modo di costruire una strategia. Una persona che coltiva un rapporto sereno con il denaro è più pronta ad affrontare le incertezze, a fare scelte lungimiranti, a vivere gli investimenti come un percorso e non come una scommessa.
Il denaro non è mai solo denaro. È relazione, fiducia, visione. È la proiezione di ciò che siamo e di ciò che vogliamo diventare. Quando impariamo a trattarlo con rispetto, quando smettiamo di subirlo o rincorrerlo, quando gli diamo un significato coerente con i nostri valori, allora diventa davvero uno strumento di libertà.
In fondo, non si tratta solo di far fruttare il capitale. Si tratta di far crescere un rapporto più sano, più equilibrato, più consapevole con quello che il denaro rappresenta nella nostra vita. E questo è un passaggio che non si misura in rendimenti, ma in benessere.


