“Non dobbiamo indovinare il futuro, dobbiamo essere pronti ad affrontarlo.” – Howard Mark
C’è una qualità che trovo sempre più essenziale oggi per chi fa il mio mestiere e per chiunque si approcci ai mercati con serietà, l’umiltà. In un mondo che premia spesso chi urla più forte, chi mostra certezze granitiche e previsioni millimetriche, io continuo a credere che saper dire “non lo so” sia un atto di forza. Soprattutto in finanza.
Negli anni ho letto e riletto molte delle memo di Howard Marks, e ogni volta trovo in quelle pagine un equilibrio raro, lucidità analitica e onestà intellettuale. Marks non è uno di quei gestori che pretendono di aver capito tutto. È uno che osserva, ascolta, riflette. E non a caso, tra le tante lezioni che offre, una delle più preziose riguarda proprio l’umiltà.
Per chi non lo conoscesse, Howard Marks è il co-fondatore di Oaktree Capital Management, uno dei più grandi e rispettati fondi di investimento al mondo, specializzato in strategie legate al credito e agli asset alternativi. Ha iniziato la sua carriera negli anni Settanta e da allora è diventato una delle voci più autorevoli della finanza globale. Le sue memo, scritte originariamente per gli investitori di Oaktree, sono oggi lette in tutto il mondo da professionisti, gestori e appassionati di finanza, grazie alla loro capacità di coniugare rigore tecnico e buon senso pratico. È anche autore del libro The Most Important Thing, considerato da molti un testo di riferimento per chi vuole comprendere davvero la psicologia dell’investitore.
In una delle sue memo più note, The Illusion of Knowledge, scrive che il vero vantaggio competitivo non sta nel comprare cose buone, ma nel comprarle bene. E per farlo, dice, serve umiltà. Serve riconoscere che i mercati sono governati da mille variabili, e che anche con tutta la competenza del mondo, non possiamo avere il controllo su tutto. Serve saper navigare l’incertezza senza lasciarsene travolgere.
Ecco, questo è il punto che mi ha sempre colpito: non esiste strategia che elimini del tutto l’incertezza, così come non esiste esperienza che ci renda immuni dall’errore. Pensare il contrario è pericoloso, perché crea l’illusione di poter dominare i mercati. E quando questa illusione cade, come spesso succede, le conseguenze possono essere gravi, per il portafoglio e, ancora prima, per la fiducia delle persone.
Non si tratta di essere timorosi o rinunciatari, tutt’altro. L’umiltà non è passività. È consapevolezza. È la capacità di distinguere tra ciò che possiamo controllare e ciò che dobbiamo accettare. È avere il coraggio di agire, ma anche la saggezza di farlo con misura, con una logica, con una visione di lungo periodo.
Una delle frasi più potenti che Marks ha scritto è “Risk means more things can happen than will happen”. Il rischio non è solo probabilità, è varietà di esiti possibili. È accettare che il futuro può sorprenderci, e che le previsioni – anche quelle costruite sui dati più solidi – possono essere smentite da un evento imprevisto, da un cambiamento improvviso, da un comportamento collettivo inatteso. Quante volte lo abbiamo visto succedere? Dal Covid all’inflazione, dalle tensioni geopolitiche ai tassi d’interesse, ogni anno ci ricorda quanto sia fragile ogni previsione, anche la più raffinata.
Eppure, molti continuano a cercare “la risposta giusta”, lo scenario più probabile, l’esperto che sappia indicare la direzione. Ma la verità è che in finanza non si vince con le previsioni, si vince con la preparazione. È la costruzione di un piano che regge in più scenari, non in uno solo, a fare la differenza. Ed è qui che entra in gioco l’umiltà, che ti spinge a chiederti non solo “quanto posso guadagnare?”, ma anche “quanto posso perdere, e come reagirei?”
L’umiltà è ciò che ti impedisce di cadere nella trappola della presunzione. È quella voce interna che ti dice, “Può anche andare diversamente da come immagini”. E quella voce, credetemi, è una benedizione. Ti protegge dagli eccessi, dall’euforia ingiustificata, dalle scelte impulsive. Ti spinge a diversificare, a costruire strategie robuste, ad accettare che non si vince sempre – e che non serve vincere sempre per costruire valore.
Ho incontrato tanti investitori nella mia carriera, e se c’è un errore che vedo ripetersi spesso, è la sovrastima delle proprie capacità. Soprattutto nei momenti buoni. Quando i mercati salgono, tutto sembra facile, e cresce la tentazione di semplificare: “funziona, quindi ho ragione”. Ma il mercato non è lì per confermare la tua bravura, e l’aver ottenuto buoni risultati in un certo contesto non significa aver trovato la formula magica. L’umiltà ti ricorda che ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare domani. Ti spinge a rivedere, aggiornare, rimettere in discussione. E questa non è debolezza, è metodo.
Nella mia esperienza quotidiana ho conosciuto clienti molto preparati e altri meno consapevoli, ma la qualità che più apprezzo, in entrambi i casi, è proprio questa, la disponibilità ad ascoltare, a ragionare, a non cercare scorciatoie. Anche chi non ha competenze tecniche può investire con intelligenza, se affronta il tema con apertura mentale. E anche il miglior analista può commettere errori, se si lascia guidare dall’ego anziché dalla ragione.
Per questo credo che noi consulenti abbiamo una responsabilità importante, aiutare le persone non solo a investire, ma a costruire un atteggiamento sano verso il denaro. Un atteggiamento che parte dall’umiltà. Perché l’umiltà è la base della fiducia. Fiducia in un processo, in una relazione, in una strategia costruita con coerenza.
Non dobbiamo dare risposte infallibili, ma dobbiamo fare le domande giuste. Non dobbiamo inseguire le mode del momento, ma costruire percorsi che reggano nel tempo. Non dobbiamo illudere le persone che esista un investimento perfetto, ma accompagnarle nel tempo, aiutandole a comprendere i rischi e a gestire le emozioni.
Non c’è nulla di più fragile di un portafoglio costruito sull’arroganza. E non c’è nulla di più solido di un percorso costruito con pazienza, prudenza e umiltà. Questo è il messaggio che cerco di trasmettere ogni giorno, sia ai miei clienti sia ai colleghi del settore, il nostro lavoro non è indovinare il futuro, ma aiutare le persone a prepararsi a qualunque scenario. E per farlo, serve prima di tutto una cosa, rimanere umili.


