Il calabrone dei mercati

“Non è ciò che non sappiamo a metterci nei guai. È ciò che sappiamo con certezza… e che semplicemente non è vero.” – Mark Twain

Per anni ci hanno raccontato una storia affascinante: il calabrone, con il suo corpo grande e pesante e le ali apparentemente troppo piccole, secondo le leggi della fisica non potrebbe volare. Eppure vola lo stesso.

In realtà oggi sappiamo che non è il calabrone a sfidare la fisica. Erano i modelli utilizzati per studiarlo a essere incompleti. Il problema non era la natura. Era il modo in cui l’uomo cercava di spiegarla.

Ogni volta che penso ai mercati finanziari, questa storia mi torna in mente.

Anche noi investitori abbiamo l’abitudine di osservare una realtà estremamente complessa attraverso schemi semplici. “Il mercato è salito troppo.” “A questi prezzi non può continuare.” “Prima o poi arriverà il grande crollo.” “Aspetto ancora un po’, poi investirò.”

Sono frasi che sentiamo da decenni. Cambiano i mercati, cambiano le crisi, cambiano le tecnologie, ma le convinzioni sembrano sempre le stesse.

Eppure, mentre molti aspettano, il mondo continua a muoversi. Le aziende investono in ricerca, assumono persone, sviluppano nuovi prodotti, conquistano mercati, generano utili e creano valore. Quel valore non cresce in linea retta, attraversa fasi di entusiasmo e di paura, ma nel lungo periodo ha dimostrato una straordinaria capacità di emergere.

La finanza comportamentale ci insegna che ciascuno di noi è influenzato da numerosi bias cognitivi. Uno dei più potenti è il confirmation bias, il bias di conferma: tendiamo a cercare soltanto le informazioni che rafforzano ciò che pensiamo già. Se siamo convinti che il mercato debba scendere, daremo più peso alle notizie negative. Se crediamo che sia troppo caro, noteremo solo gli indicatori che sembrano confermare quella convinzione. Senza rendercene conto, smettiamo di osservare la realtà e iniziamo a osservare le nostre convinzioni.

Ed è proprio qui che nasce uno dei comportamenti più costosi per un investitore: l’immobilismo.

Convinto che il momento giusto debba ancora arrivare, rimanda. Aspetta il ribasso perfetto, la notizia rassicurante, la certezza assoluta. Ma i mercati non offrono certezze. Offrono probabilità.

Così passano i mesi. A volte gli anni. Il denaro rimane fermo sul conto, mentre il tempo, che è il più prezioso alleato di ogni investitore, continua silenziosamente a lavorare… ma non per lui.

È curioso. Molti hanno paura di perdere qualche punto percentuale entrando oggi, ma raramente si chiedono quanto costi restare fermi per cinque o dieci anni. E spesso il costo dell’attesa è molto più elevato del rischio di iniziare con un piano costruito in modo razionale.

Forse è proprio questo che il calabrone, inconsapevolmente, ci insegna. Non aspetta che qualcuno gli dimostri con una formula matematica che può volare. Semplicemente apre le ali e parte.

Investire non significa trovare il giorno perfetto per entrare sul mercato. Quel giorno, con ogni probabilità, lo riconosceremo soltanto guardandoci alle spalle. Investire significa iniziare un percorso, costruire un progetto, accettare che nessuno possa prevedere il futuro con precisione e lasciare che siano il tempo, la disciplina e il valore creato dalle imprese a fare il loro lavoro.

In fondo, il calabrone continua semplicemente a volare. Non perché ignori le leggi della fisica, ma perché la realtà è più complessa dei modelli con cui, a volte, proviamo a descriverla.

Forse dovremmo ricordarcene anche quando osserviamo il nostro portafoglio, perché molto spesso il problema non è che il mercato non ci permetta di volare.

È che continuiamo a guardare le nostre ali, invece dell’orizzonte.

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