La banca ha approvato il finanziamento. I documenti sono pronti, il direttore ha fissato l’appuntamento e finalmente l’imprenditore può procedere con quell’investimento che rimandava da mesi. Un nuovo macchinario, l’ampliamento dell’attività, l’acquisto di un immobile per la società. Manca soltanto un’ultima formalità: la firma di una garanzia personale.

È una richiesta che molti imprenditori conoscono bene. La banca finanzia la società, ma chiede al titolare o ai soci di assumersi personalmente una parte del rischio. Spesso accade anche ai liberi professionisti che desiderano sviluppare il proprio studio, acquistare attrezzature o ottenere una linea di credito per sostenere l’attività.

La garanzia viene percepita come un passaggio necessario per ottenere il finanziamento. Del resto, chi conosce meglio di noi l’azienda che abbiamo costruito? Se crediamo nel progetto, perché non dovremmo garantire personalmente il suo successo?

Il problema è che, al momento della firma, quasi tutta l’attenzione è concentrata sul denaro che stiamo per ricevere. Molto meno su quello che potremmo essere chiamati a restituire, ma una garanzia personale può creare un legame tra il futuro dell’attività e quello del patrimonio familiare molto più profondo di quanto immaginiamo.

La prima possibilità è accettare la garanzia richiesta, mettendo il proprio patrimonio personale a sostegno del progetto imprenditoriale. Una scelta che può consentire di ottenere le risorse necessarie per crescere, cogliere un’occasione commerciale o affrontare una fase temporanea di difficoltà. Per chi ha costruito un’azienda con anni di lavoro, assumersi un rischio personale può apparire una conseguenza naturale della responsabilità che già sente verso la propria attività.

La seconda possibilità è fermarsi prima di firmare, valutando se sia possibile ottenere il finanziamento con condizioni differenti: una garanzia limitata a una specifica operazione, un importo massimo inferiore, una durata definita oppure una diversa combinazione tra capitale proprio e capitale di terzi. In alcuni casi potrebbe essere necessario ridimensionare l’investimento, rinviarlo o cercare altre forme di finanziamento.

Entrambe le strade comportano un costo. La prima espone il patrimonio personale a un rischio che potrebbe manifestarsi anche a distanza di anni. La seconda può richiedere maggiori risorse immediate o costringere a rinunciare a un’opportunità.

Per comprendere quale strada sia sostenibile, occorre partire da ciò che si sta effettivamente firmando.

Prendiamo il caso di una società a responsabilità limitata. Uno dei motivi per cui un imprenditore sceglie questa forma societaria è la separazione tra il patrimonio della società e quello dei soci. In linea generale, per le obbligazioni sociali risponde la società con il proprio patrimonio.

Quando però il socio sottoscrive una fideiussione personale, assume nei confronti del creditore un’obbligazione che si aggiunge a quella della società. Se quest’ultima non adempie, il garante può essere chiamato a rispondere con il proprio patrimonio, nei limiti e alle condizioni della garanzia sottoscritta.

È un passaggio che merita attenzione perché modifica la distribuzione del rischio. L’imprenditore può aver scelto di operare attraverso una società di capitali proprio per distinguere le risorse destinate all’attività da quelle riservate alla famiglia. La garanzia personale può ridurre questa separazione per il debito garantito.

Non tutte le garanzie, inoltre, hanno la stessa estensione. Una fideiussione può riguardare una specifica obbligazione oppure, nella forma cosiddetta omnibus, comprendere una pluralità di debiti presenti e futuri verso la banca, entro l’importo massimo previsto dal contratto.

Per questo è importante distinguere l’importo del finanziamento da quello della garanzia.

Un’impresa potrebbe ottenere una linea di credito di 200.000 euro e il suo titolare sottoscrivere una fideiussione omnibus con un massimale di 300.000 euro. Quel massimale non rappresenta automaticamente un debito da pagare, ma individua il limite della garanzia secondo quanto previsto dal contratto. L’esposizione effettiva dipenderà dalle obbligazioni garantite e dalle relative condizioni.

Chi firma dovrebbe quindi conoscere quali rapporti bancari sono coperti, come viene determinato l’importo garantito e se la garanzia riguarda soltanto il finanziamento iniziale oppure anche altri debiti della società.

Un’altra distinzione riguarda le modalità con cui il creditore può richiedere il pagamento. Nella fideiussione ordinaria, salvo che sia stato convenuto il beneficio della preventiva escussione, il garante è obbligato in solido con il debitore principale. Il contratto può inoltre contenere clausole che disciplinano il pagamento a semplice richiesta. Sono condizioni da comprendere prima di assumere l’impegno, perché incidono concretamente sulla posizione del garante.

Una firma che sembra riguardare soltanto il futuro dell’azienda può dunque modificare anche il grado di esposizione del patrimonio costruito fuori dall’attività.

Consideriamo un imprenditore di 52 anni che possiede il 70% di una società manifatturiera. La sua famiglia dispone di una casa di proprietà, un appartamento acquistato per ricavarne un reddito da locazione e un portafoglio finanziario di 350.000 euro.

La società vuole investire in un nuovo impianto produttivo e richiede un finanziamento di 500.000 euro. La banca è disponibile a concederlo, subordinatamente alla sottoscrizione di una garanzia personale da parte del socio.

L’investimento ha una logica industriale: aumentare la capacità produttiva, soddisfare nuovi ordini e migliorare la competitività dell’azienda. L’imprenditore conosce il mercato, ha studiato i numeri e ritiene che il progetto possa generare risultati positivi.

Firma.

Nei due anni successivi, però, un importante cliente riduce gli ordini, i margini si comprimono e la società inizia a incontrare difficoltà nel rispettare le scadenze finanziarie.

Quello che inizialmente era un problema aziendale può diventare anche un problema personale.

Se la società non è in grado di adempiere e ricorrono le condizioni per escutere la garanzia, l’imprenditore può essere chiamato a pagare il debito garantito. Qualora non disponga della liquidità necessaria, potrebbe dover vendere investimenti, rinunciare a progetti familiari o affrontare iniziative di recupero del credito.

Anche gli immobili personali potrebbero essere esposti, secondo le regole applicabili e la situazione patrimoniale concreta. L’assenza di un’ipoteca sulla casa non significa, da sola, che l’immobile sia al riparo dalle conseguenze di una garanzia personale.

Naturalmente, l’esempio non implica che ogni difficoltà aziendale conduca alla perdita del patrimonio familiare. La capacità di rimborso della società, l’importo del debito residuo, le caratteristiche della garanzia e le eventuali soluzioni concordate con il creditore possono determinare esiti molto differenti.

Resta però un elemento da considerare: la famiglia potrebbe trovarsi a sostenere le conseguenze economiche di una decisione assunta per finanziare un’attività dalla quale dipende già una parte importante del proprio reddito.

E questo rischio merita una riflessione particolare.

Un imprenditore può avere un patrimonio apparentemente ben diversificato: partecipazioni societarie, immobili, disponibilità finanziarie e investimenti di varia natura, ma la diversificazione deve essere osservata anche attraverso i rischi che collegano questi beni.

Se il reddito della famiglia proviene prevalentemente dall’azienda, una parte del patrimonio personale è investita nella stessa società e, contemporaneamente, il titolare garantisce con i propri beni i finanziamenti aziendali, un’unica difficoltà imprenditoriale può compromettere più componenti della sua situazione economica.

Un calo degli ordini potrebbe ridurre i dividendi, rendere meno liquida la partecipazione societaria e determinare l’attivazione della garanzia personale. Il patrimonio, pur essendo distribuito tra attività differenti, risulterebbe esposto a un rischio comune.

Il patrimonio personale dovrebbe essere considerato anche per la funzione che svolge quando l’impresa attraversa un momento difficile.

Potrebbe rappresentare la possibilità di mantenere il tenore di vita familiare, sostenere gli studi dei figli o affrontare una transizione professionale senza dover dipendere esclusivamente dalla ripresa dell’attività.

Una garanzia particolarmente ampia può ridurre questa capacità proprio nel momento in cui diventa più necessaria.

Il ragionamento cambia, naturalmente, in funzione della situazione di partenza. Un professionista con redditi diversificati, un patrimonio liquido consistente e un impegno garantito contenuto potrebbe avere una capacità di assorbimento del rischio molto diversa da quella di un imprenditore il cui patrimonio è già prevalentemente concentrato nell’azienda.

Per le famiglie con patrimoni importanti, inoltre, la questione riguarda anche la titolarità dei beni e il regime patrimoniale tra i coniugi.

La separazione dei beni non elimina la responsabilità personale di chi firma una garanzia e non trasferisce automaticamente tale responsabilità al coniuge che non l’ha sottoscritta. Nella comunione legale, invece, la valutazione delle possibili conseguenze sui beni comuni richiede di considerare la natura dell’obbligazione e le disposizioni applicabili.

Anche senza un coinvolgimento giuridico diretto del coniuge, le conseguenze economiche possono incidere sull’intera famiglia.

Per questo, prima di assumere una garanzia rilevante, può essere opportuno esaminare con attenzione la situazione patrimoniale complessiva e le implicazioni giuridiche della specifica operazione.

C’è un altro aspetto che spesso riceve poca attenzione: la durata effettiva dell’impegno assunto.

Un imprenditore potrebbe sottoscrivere una garanzia per sostenere la società in una determinata fase della sua crescita, per poi ridurre la propria partecipazione, uscire dalla compagine sociale o vendere completamente l’attività.

Il cambiamento della sua posizione societaria, però, non comporta necessariamente la cessazione della garanzia personale precedentemente prestata.

Occorre verificare quali obbligazioni siano ancora garantite, le condizioni contrattuali e l’eventuale liberazione del garante da parte del creditore.

È una questione particolarmente rilevante anche nei passaggi generazionali. Un genitore potrebbe trasferire ai figli la gestione o la proprietà dell’impresa, conservando tuttavia obbligazioni personali assunte quando ne era ancora alla guida.

Il patrimonio destinato a sostenere la pensione, le esigenze familiari o la futura successione potrebbe così restare esposto a rischi collegati a decisioni aziendali sulle quali il precedente titolare non esercita più lo stesso controllo.

Uscire dall’azienda e uscire dalle garanzie prestate per l’azienda sono due passaggi che devono essere verificati separatamente.

Accettare una garanzia personale può essere una scelta ragionevole, soprattutto quando permette di realizzare un investimento sostenibile e il rischio assunto è proporzionato alle risorse disponibili.

Anche negoziare condizioni differenti, limitare l’impegno o rinunciare temporaneamente al finanziamento può avere una precisa logica economica, la differenza dipende dalla capacità di comprendere quale parte del patrimonio si sta esponendo, per quanto tempo e a fronte di quali benefici attesi.

Un imprenditore che decide di assumersi un rischio personale per sostenere la crescita della propria attività dovrebbe poterlo fare conoscendo le conseguenze di uno scenario diverso da quello previsto.

Il successo di un investimento dipende anche da ciò che siamo in grado di sostenere quando i risultati tardano ad arrivare, e prima di apporre la propria firma su una garanzia, forse vale la pena dedicare qualche minuto a un’ultima riflessione: se domani l’azienda non riuscisse a rispettare i propri impegni, quali progetti personali e familiari sarei disposto a mettere in discussione per far fronte a questa firma?